Dentro al cambiamento dei meccanismi di produzione della fiducia, sempre di più alimentata strumentalmente da quelle piattaforme che con l’intento di disintermediare di fatto centralizzano ed estraggono valore, emerge la valenza della blockchain come tecnologia capace di decentrare e democratizzare scambi e relazioni che abitano la nostra quotidianità e che inconsapevolmente alimentano le rendite e le tasche dei monopolisti del “platform capitalism”.

C’è infatti un potenziale inimmaginabile, che va ben oltre la gestione dei pagamenti e l’utilizzo fintech, nelle soluzioni connesse alle applicazioni che usano la blockchain; soluzioni ancora da esplorare come lo sguardo che può avere un bambino che scopre con entusiasmo la plancia della cabina di pilotaggio di un aereo, senza però capire bene dove quell’aereo lo stia portando.

Spesso siamo soliti associare la blockchain unicamente alle criptovalute (oggi diventate una sorta di cripto-giocattolo in mano alla speculazione finanziaria), con il risultato di oscurare il vero valore di quella che molti ormai definiscono “l’Internet delle Transazioni” ossia essere un acceleratore di scambi decentrati capaci di offrire soluzioni radicalmente innovative (e a basso costo) a problemi di natura sociale. Un caso emblematico è quello relativo al riconoscimento dell’identità delle persone. Ciò che può apparire come banale per molti, nella realtà risulta essere tra le cose più difficili da certificare se si è un rifugiato o un homeless: senza un “ID ufficiale” diventa complicato vedersi riconoscere diritti di cittadinanza.

Basti pensare che sono più di un miliardo le persone nel mondo che non riescono a dimostrare in maniera soddisfacente la loro identità alle autorità, vedendosi spesso esclusi dalla proprietà, dalla libera circolazione e dalla protezione sociale; fra questi ci sono 22,5 milioni di rifugiati. La Finlandia, che come molte nazioni europee ha recentemente visto un grande afflusso di richiedenti asilo, per governare il fenomeno migratorio si è avvalsa della blockchain. Da due anni il servizio di immigrazione finlandese utilizza infatti una card (Moni) che dà ai richiedenti asilo non solo la possibilità di effettuare pagamenti ma anche un’identità digitale “certa” memorizzata su un registro pubblico.

Nero 02 Delle il Nero Nero 30769 Stivali Donne Gioseppo Bitnation è una piattaforma che offre in modo virtuale i servizi di una nazione concedendo cittadinanza e garantendo la tenuta dei dati attraverso un registro pubblico dove depositare certificati di nascita e le proprie relazioni familiari; soluzioni apparentemente “utopiche” pensate per restituire diritti e ridurre quell’incertezza oggi alla base della paura e della sfiducia di molti cittadini.

La socialità diventa così la terra di sperimentazione della blockchain proprio perché questa tecnologia postula ambiti in cui è necessaria “una relazione” tra più persone o gruppi. Come il caso di Helperbit, piattaforma italiana peer to peer pensata per garantire trasparenza agli aiuti umanitari, dando così ai donatori la completa tracciabilità delle proprie donazioni. Si genera cosi quella fiducia capace di ridurre le asimmetrie informative facilitando il fundraising e gli investimenti.

il 02 30769 Donne Nero Nero Nero Stivali Gioseppo Delle Una vasta gamma di finanziatori tradizionali, compresi fondi pensione e fondi sovrani, dichiarano infatti di voler investire denaro in imprese sociali e Ong (il Global Impact Investing Network, stima in 22,1 miliardi di dollari l’importo delle risorse erogate nel 2016) purché se ne dimostri l’efficacia e il rendimento in termini sociali. Una opportunità reale frenata spesso dalla mancanza di standard di misurazione e verifica dell’impatto prodotto.

La tecnologia blockchain su questo fronte è in grado di offrire soluzioni radicalmente innovative. Come dimostra la Fondazione Ixo che sta sviluppando un protocollo in grado di generare “le prove” del beneficio prodotto (proof of impact). Un test è stato fatto nel progetto Amply (rivolto a 700mila minori africani) dove i bambini coinvolti (grazie all’identità digitale di cui sono dotati) attraverso un’app mobile sono in grado di effettuare “l’accesso” appena arrivati a scuola generando così impact token, che oltre a dimostrare con certezza la loro “presenza” ai finanziatori, costituiscono una nuova generazione di asset che la scuola in futuro potrà poi riscattare per ricevere sussidi dal governo.

Frontiere prima impensabili su cui le policy e le istituzioni non profit sono chiamate a sperimentare (interessante è il recente bando “Blockchain for social goods” promosso dalla Commissione Europea che offre 5 milioni per sostenere soluzioni decentralizzate di innovazione sociale) non solo per efficientare le transazioni eliminando costosi intermediari (basti pensare che i costi connessi a rendicontazione e monitoraggio dei progetti sono pari almeno al 5-7%) ma per generare nuove soluzioni collettive in cui l’identità dell’altro “conta” veramente.